Da Lofoten, una lingua “sconosciuta” in ogni senso!
” Vi aspettiamo a Lofoten, è un posto bellissimo…il più bello di tutta la Norvegia ! ”
Con questa frase, Camilla, una bionda ragazzona norvegese capace di regalare sorrisi contagiosi, ci invita a visitare la sua terra dove il sole fa’ le bizze, dove c’è il buio più totale o c’è la luce solare per ventiquattro ore al giorno: magia?…no, Polo Nord,, un poco più a sud …al di sopra del Circolo Polare Artico…
Noi, invece, siamo a Genova, a Slow Fish,…
…al piano superiore troviamo lo stand della Norvegia.
Ci fermiamo, incuriositi soprattutto dalle gigantografie che compaiono sulla parete di fondo da cui escono, prepotenti, le immagini del magnifico arcipelago di Lofoten, la muraglia Norvegese…: al solo guardarle ci viene voglia di organizzare il viaggio !
Lo stupore degli occhi non ci impedisce, però, di cogliere alcune note olfattive che si sprigionano nell’aria e che ci distraggono dallo fantasia vacanziera. Lo sguardo, a questo punto, inizia ad indagare per individuare la provenienza del succulento profumo .
Sul bancone troneggiano piatti in plastica che ospitano al loro interno un non meglio identificato cibo, qualcosa che certamente non sappiamo riconoscere.
Ascoltiamo le parole di Camilla che “vende” il prodotto con entusiasmo ma ci sembra di non aver afferrato bene la definizione inverosimile di quel cibo sconosciuto….forse la pronuncia italiana non perfetta della ragazzona norvegese ci impedisce di comprendere ….forse le decine di voci e di persone che circondano lo stand creano troppa confusione….
Chiediamo un ulteriore chiarimento e ci accorgiamo che, invece, avevamo capito e sentito molto bene :
” lingua di merluzzo ”
Lingua di merluzzo ? Ma come, si mangia la lingua del merluzzo? E soprattutto, il merluzzo ha nella sua bocca una lingua tanto grande da riuscire a tagliarla in tanti dischetti di circa 3- 4- 5 centimetri di diametro?
Noi pensavamo che le uniche lingue utilizzate in gastronomia fossero quelle dei bovini…
Invece no, eccola, la lingua del merluzzo, morbida ed anche gustosa - fa correre il pensiero alla consistenza delle cervella - avvolta da una particolare panatura, forse di farina bianca, peraltro ottima -
Una leccornia!
La curiosità ci attanaglia…ma a chi sarà venuta l’idea di usare le lingue dei merluzzi in cucina?
Camilla ci spiega divertita che si tratta di un piatto tradizionale, a Lofoten, e che la difficoltà nel rimuovere l’organo del gusto del pesce, viene ovviata affidando l’incarico ai ragazzini che, con le loro mani non eccessivamente grandi, portano a termine in maniera eccellente il loro compito.
…In conclusione, come sovente accade, non si finisce mai di imparare…anche le lingue !
Rosella Junod